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Detroit 23-05

2020-06-03 17:27

Noise Press

Detroit 23-05

“Fra, non ce la faccio più a lavare i cessi dei bar di Londra. Ieri sono tornato a casa coi pantaloni tutti pisciati!”Da questa frase è nato l’Outclas

“Fra, non ce la faccio più a lavare i cessi dei bar di Londra. Ieri sono tornato a casa coi pantaloni tutti pisciati!”
Da questa frase è nato l’Outclass Art Studio e il nostro primo fumetto: “Detroit 23/05”. E’ stato difficile, anzi difficilissimo, perché io (Toni Sardina), sceneggiatore del progetto, e Giovanni D’Alessandro, il disegnatore, avevamo fin troppo chiaro cosa volessimo raccontare. Il problema è che erano due storie diametralmente opposte. Io volevo un Detroit importante, profondo e ricco di sfaccettature tali da impedire al lettore di capire quali personaggi rappresentassero il “bene” e il “male”; Giovanni invece pensava a un film hollywoodiano sotto forma di fumetto, ricco di scene avvincenti, cinematograficamente intraprendenti e con personaggi talmente sopra le righe da far sembrare i loro strampalati dialoghi perfettamente coerenti col contesto. Eravamo come Nolan contro Tarantino. Welles contro Scorsese. Kubrick contro Spielberg. E naturalmente potevamo solo baciare i piedi a quelle bestie sacre. Quindi che fare?
Detroit voleva essere fresco, moderno, colorato, ignorante, serio, ironico e profondo al tempo stesso. E un trattamento gratuito alla SPA, no? Forse eravamo troppo ambiziosi, ma dovevamo fare il possibile per evitare che venisse dimenticato nei cinque minuti successivi alla sua lettura. E non avevamo neanche un colorista ad aggiungere quell’atmosfera oscura, sporca e pericolosa su cui, almeno su questo, io e Giovanni concordavamo.
Più passava il tempo e meno le idee ci erano chiare. Semplicemente lavoravamo ogni giorno nell’ex gastronomia di Giovanni, convinti che saremmo stati fieri del nostro primo fumetto. Il Lucca comics era alle porte e all’Outclass Art Studio si era aggiunto il terzo membro: Simone D’Angelo. Grazie alle sue conoscenze del colore abbiamo dato vita ad un proposal di Detroit, che però era ben lungi dall’essere ciò che poi è diventato. Ha comunque ottenuto gli adeguati consensi e le giuste critiche alla fiera.
Poco dopo la NoisePress ci contattò per commissionarci ufficialmente “Detroit”, il cui nome definitivo era divenuto “Detroit 23/05”. Ma perché? Beh, perché in quel numero, o meglio in quella data, risiedeva la risposta alle nostre divergenze. Dovete sapere che io e Giovanni veniamo da Palermo e lui nello specifico dallo Zen, un quartiere storicamente legato alla malavita. Per contrapposizione lui nutre un’indiscutibile stima per l’operato dei magistrati. Da qui il passo è breve per tornare a “Detroit 23/05”, perché il 23 Maggio moriva ucciso dalla mafia Giovanni Falcone, il simbolo palermitano della lotta contro la malavita.

 

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Quindi perché non sfruttare dei personaggi del tutto inventati e caricaturali per raccontare un tema così delicato e ambiguo come la “giustizia”? Potevo scrivere di sparatorie ed esplosioni, pur dando delle motivazioni e dei punti di vista reali a dei protagonisti pagliacceschi, approfondendoli il giusto senza scadere in pesanti digressioni filosofiche. Anzi, quei paletti per me erano perfetti!
Volli aggiungere alla ricetta anche Paolo Borsellino, compagno di viaggio di Falcone, dalla cui unione simbolica nacque il personaggio di John Wallet (Giovanni Borsellino). La sua morte ad opera della mafia avrebbe suscitato la perfetta reazione nel suo pupillo, Jerome Davis, che, tanto dedito alla giustizia quanto disilluso da essa, sulla falsa riga di Bruce Wayne avrebbe di certo fatto qualcosa. Ma con i mezzi di un uomo comune. Tuttavia per me che vengo dai manga giapponesi una semplice vendetta non bastava. Volevo per lui un’idea talmente elevata da valere il rischio di morire, non diversamente da Falcone e Borsellino: la volontà non di fermare “un male”, bensì “il male”, a qualunque costo o mezzo.

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Jerome per me stava diventando talmente interessante da dover divenire lui stesso la storia. E così è stato: il “genere giallo” che sembra suggerisca fin dall’inizio “Detroit 23/05”, in realtà si dipana in un qualcosa di molto più generico e per questo esente dai paletti che suggerirebbe una scuola di scrittura. Accade quello che occorra succeda, come in uno spettacolo improvvisato. Personaggi come il vecchio Robin Robert Morris – il protagonista ossessionato dal presunto suicidio dell’amico Jerome – e il suo ex-partner dell’FBI Hugh O’Neil fanno quello che farebbero in un film di Tarantino, ma con delle motivazioni perfettamente reali al di là della loro natura grottesca. La stessa cosa vale per i comprimari e soprattutto per gli antagonisti della storia, che riservano più di una sorpresa. Il tutto condito con le suggestive atmosfere dell’ultimo membro dell’Outclass Art Studio e colorista ufficiale: Michele Monte!
Per concludere sono fiero di dire che abbiamo messo tutto l’impegno possibile per fare in modo che “Detroit 23/05” fosse l’incarnazione dell’ambiguità e dell’antitesi: è finto, è reale, è comico, è serio, è profondo e ignorante al contempo. Senza ombra di dubbio Detroit, rispetto a com’era all’inizio, è dovuto cambiare completamente per non cambiare affatto!
Ringrazio la NoisePress per aver creduto in noi e soprattutto nel progetto!

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“La mafia non è affatto invincibile.

È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine.”

[Cit. Giovanni Falcone]

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